La vita di coppia secondo Thich Nhat Hanh- 2 PASSO- “La paura di essere lasciati”

Passiamo il tempo a preoccuparci che l’altro ci lasci o ci tradisca quando abbiamo una bassa autostima, quando siamo intrappolati nell’amore fisico o quando non vi è una fiducia profonda nell’altro, come se l’inconscio ci desse delle informazione che noi non vediamo con la sola luce della coscienza.  Thich Nhat Hanh, nel suo libro si sofferma sull’amore fisico. Per amore fisico intende una relazione, diciamo”superficiale ” o poco profonda, in cui ci si conosce in modo solo materiale (facciamo cose insieme), e perlopiù’ attraverso una appagante sessualità, ma si dialoga poco, ci si confronta poco, ci si racconta poco, ci si confida poco, rispetto soprattuto alle proprie emozioni, perché non vi è ancora fiducia nell’altro o non vi è più (se la relazione dura da più tempo). Possiamo anche dire che questa è una fase iniziale naturale dell’amore, in cui ci si apre a poco a poco, ma possiamo anche dire che le paure di abbandono riemergono nella coppia consolidata quando ci si nasconde qualcosa, sentimenti, o qualcosa che e successo che riguarda la coppia, oppure pensieri che non si comunicano per vergogna o per mancanza di coraggio, con la scusa di non ferire l’altro: mentre così gli facciamo ancora più male, un male profondo e subdolo che nel tempo crea voragini nel cuore della coppia.

A volte ci sentiamo fragili e “abbandonabili” senza capire perché, o per cose nostre che non abbiamo ancora messo a fuoco, ma a volte anche per cose che l’altro non ci comunica e quindi non sappiamo. Tuttavia il legame tra due esseri umani va oltre a ciò che ci diciamo e i “non detti” li sentiamo per altre vie, con un malessere fisico, emotivo profondo a cui non riusciamo a dare un nome.

Spesso le persone confondono l’attrazione fisica con l’amore, innamorandosi di una persona che ci piace e ci suscita emozioni forti, crediamo che quello sia vero amore, personalmente non lo trovo sbagliato perché ritengo che l’attrazione fisica abbia del “numinoso”, abbia cioè una potenza che è al di fuori dell’essere umano. Tuttavia se un rapporto di coppia si ferma a questo aspetto, meramente di piacere sessuale e non procede verso una maggiore conoscenza del carattere, del mondo interiore dell’altro, dei reciproci   bisogni emotivi, verso un’integrazione totale dei due esseri umani: la casa che costruisco con l’altro è abbastanza fragile, diciamo che è una casa di cartone che alla prima pioggia si affloscia.

Un rapporto basato solo sul piacere sessuale, non si può definire amore, ma piuttosto una storia di passione, di desiderio, di attaccamento ad un piacere, che in effetti è più simile ad una droga, che quando manca abbiamo pure crisi di astinenza. In effetti c’è anche un risvolto squisitamente fisiologico nella sessualità: con l’attività sessuale aumentiamo di gran lunga la produzione di neurotramettitori molto potenti (dopamina ed endorfine) che sono simili alle sostanze stupefacenti. Inoltre, in questa condizione passionale, essendo la sessualità, l’unica cosa che condividiamo con l’altra persona ( questa è la tipica condizione degli amanti), viviamo costantemente nel terrore che ci possa tradire o che ci lasci, il che in effetti, è molto probabile, perché nel rapporto non vi è densità, non vi è altro se non questa dimensione superficiale.

Un rapporto profondo si solidifica nel tempo entrando uno nelle dimensioni più profonde dell’altro e sacrificando o migliorando alcune parti di sé per costruire un rapporto insieme che acquisisce un valore superiore all’individuo singolo, senza mai rinunciare ai propri valori profondi che sono identitari. E’ un lavoro  bellissimo ma anche faticoso, non sto dicendo che sia una passeggiata.

Se invece fare l’amore è entrare ancor più in intimità profonda con l’altro, la sessualità diventa strumento di conoscenza e di condivisione totale,  dove emergono anche le nostre paure, ci si apre, ci si meraviglia, diventa una condivisione spirituale che ci fa sentire più vicini al divino, è un atto sacro per i due individui singoli perché li trascende. Se siamo “attenti” al corpo dell’altro, al nostro corpo, alle emozioni reciproche, nei vari momenti della nostra vita di coppia, fare l’amore è sempre diverso.  Se abbiamo una consapevolezza totale in questi momenti, fare l’amore, diventa un linguaggio sublime, una forma meditativa di conoscenza, questa però è la mia opinione, mentre il monaco, nel suo libro consiglia piuttosto forme di astinenza dalla sessualità anche in coppia, sia per sublimazione spirituale  ( derivano da percorsi spirituali che compie la coppia), sia perché nella fisicità il monaco teme gli aspetti negativi, di dipendenza, di eccesso (essendo monaco pratica l’astinenza e teme la minaccia di questa esperienza potentissima per lui: è un essere umano), cosa che personalmente non condivido appieno dalla mia posizione laica e scientifica. Nella mia esperienza clinica, posso solo osservare che quando i partner non fanno più l’amore hanno profondi risentimenti reciproci e la coppia non è di solito in buona salute. Pertanto l’assenza di desiderio rimane  un sintomo di infelicità di coppia o di momentanea  crisi. Un segnale importante che ci dovrebbe far fermare a riflettere e aprire il dialogo per comprendere cosa non va nella relazione, prima che sia troppo tardi.

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