Il volto come dipinto dell’anima

Nel 1762 quando Caterina II, diventò imperatrice di Russia, il Conte Pietro Antonio Rotari, pittore veronese, moriva improvvisamente a San Pietroburgo, dove lavorava da 16 anni, come accademico della pittura nel suo atelier sulle rive della Neva. Quando arrivarono nel suo studio per ripulirlo, si aprì uno spettacolo incredibile: una miriade di piccoli quadri in cui erano ritratti volti di giovani, fanciulle o fanciulli, in quell’età che va dall’adolescenza all’età adulta in cui il volto umano si arricchisce di espressioni sottili e magistralmente raffinate che lasciano trapelare un mondo emotivo straripante di emozioni e di sogni ancora da realizzare.
Allo spettatore che per primo s’immerse in quel triste studio che aveva appena perduto il suo pittore, capitò di immergersi in uno stato d’animo dopo l’altro, essere sedotto dagli occhi deliziosi di una fanciulla sotto il ventaglio, o essere minacciato da quelli di un ragazzo, essere ignorato da altri sguardi intenti a leggere, a ricamare o a pensare. Una deliziosa collezione di espressioni umane da fare invidia oggi al più grande studioso di espressioni facciali americano Paul Ekman.
Il volto umano, è noto, è la sintesi dell’identità della persona, delle sue caratteristiche ma anche dei suoi pensieri, desideri, paure, sentimenti che lo trapassano, rapidi e nascosti, nell’attimo presente. E’ l’unica parte del corpo che in genere non si nasconde, se non per significati religiosi, è la sintesi dell’unità e della complessità dell’individuo. Lo sguardo di una persona è in assoluto la cosa che ci colpisce di più e il volto è l’oggetto che il nostro cervello codifica meglio fin da neonati. Alla decodifica del volto umano è deputata un’area cerebrale molto più vasta di qualsiasi altro oggetto che esista in natura.
Il volto è un dipinto del nostro mondo interiore, prestargli attenzione ci permette di comprendere meglio le persone, di prevedere le loro azioni, di entrare in contatto con un’autentica empatia. Il volto parla. Il linguaggio parlato non è in grado di riassumere l’identità di una persona come può fare il volto.
Nelle opere pittoriche il ritratto è molto più di una descrizione delle fisionomie in senso realistico, il ritratto cattura l’essenza del personaggio, è per così dire l’istantanea dell’anima.
I ritratti dei pittori rivelano una profondità e una maestria incredibili nel cogliere l’essenza dell’anima, potremmo dire che per far ciò devono saper penetrare sé stessi con lucidità, conoscersi umilmente per quello che sono e saper cogliere lo stesso negli altri. Anche l’immagine fotografica artistica propone la persona che ritrae nella sua essenza, ma per il fotografo credo sia più semplice rispetto ad un pittore di un tempo che doveva costruire l’intero volto con il pennello. Se osserviamo per esempio le opere fotografiche scattate a personaggi famosi da Andy Warhol negli anni ’80, esse ritraggono la personalità del soggetto, ma nella loro forma è come fosse presente anche Warhol, con la sua ironia e il suo anticonformismo, pertanto nel ritratto c’è inevitabilmente anche l’occhio di chi guarda.

Si dice infatti che la realtà si modifica quando viene osservata, questo è stato dimostrato in fisica, ma nella vita di tutti i giorno ciò è sperimentabile: facciamo una faccia diversa al nostro capo rispetto a quella che facciamo al nostro cane o ad un amico che non vediamo da tanto. La vita è una continua interazione, pertanto occorre tenere presente che lo sguardo del nostro interlocutore reagisce un po’ anche a noi come persone, al nostro inconscio e anche ai nostri sguardi. I ritratti nascondono, anche se sono in continua relazione con l’interlocutore, un messaggio, un etica, un estetica, a volte un urlo, un moto di ammirazione, un cipiglio, un essenza dell’anima che dura un attimo o tutta la vita, a volte continua nel tempo lasciando traccia nella storia, nei musei e in migliaia di persone che osserveranno quei dipinti, quelle foto nel futuro. Un ritratto è un tuffo nell’anima della persona. Non a caso i buddisti ritengono che tenere la foto dei loro maestri spirituali, come il Karmapa o il Dalai Lama, purifichi l’anima di chi li guarda e gli eviti tanti eventi karmici negativi, ma al contrario, un ritratto di Hitler può riportare all’anima emozioni negative e inquietudine per la densità di orrore che racchiude.
I nostri volti sono un miracolo della natura, hanno una potenza incredibile, sia nella fisionomia naturale, sia nelle espressioni facciali che producono.
In psicologia si studia scientificamente il volto umano ormai da più di 30 anni, si sono catalogate migliaia di espressioni facciali e di micro-espressioni, e siamo in grado di identificare, dietro il minimo movimento inconscio di un volto, un tipo di emozione che lo sottende, questo è incredibilmente utile sia nella psicoterapia, sia nei casi di emergenza con cui hanno a che fare la polizia e le forze dell’ordine o in altri settori come al diplomazia, la vendita e altro.
La maggior parte delle emozioni inconsce passano attraverso la mimica del volto e un altra parte abbastanza consistente, nella postura del corpo. Gli scienziati, abbinando la dettagliata conoscenza di questi due indicatori, possono andare oltre l’aspetto cognitivo del pensiero e cogliere segnali inconsci che la persona non può rivelarci a parole. Il volto, in definitiva, ci rivela i segreti che nascondiamo persino a noi stessi.
La mimica facciale e soprattutto le micro-espressioni facciali, sono quasi completamente inconsce pertanto non è possibile simularle facilmente, trapelano spontaneamente, scaricando cosi lievissime tensioni e disappunti, che non possiamo rivelare all’interlocutore. Ecco perché uno psicoterapeuta professionista non può permettersi di fingere, né di non avere un buon compenso psichico, perché trapela comunque dal suo volto, è indispensabile che egli conosca profondamente le sfumature della sua psiche e di quella umana in generale, sia da un punto di vista neurofisiologico che emotivo-affettivo, che si conosca e soprattutto abbia il governo di sé stesso. Per questo motivo curare la psiche di un altro individuo è la cosa più sacra e più pericolosa che esista: non abbiamo infatti alcun diritto di modificare il destino di un essere umano, pertanto occorre saper accompagnarlo come Virgilio accompagnò Dante negli inferi, nel rispetto totale del sua anima e della sua vocazione.
Il volto è quindi un elemento fondamentale nel comprendere le persone che ci stanno accanto e le persone che aiutiamo, ma occorre avere molto tatto per restituire un emozione che vediamo riflessa nel loro volto, non sempre gli altri sono pronti ad accettarla, perché appunto è inconscia. Se ci permettiamo di esprimere verbalmente un’emozione inconscia che noi vediamo in qualcuno altro, potrebbe tornarci indietro una risposta di rifiuto o anche un’accusa di prepotenza o pregiudizio, pertanto le emozioni vanno rivelate con un tatto indicibile e con maestria, nel momento giusto, nel tempo giusto, con la giusta parola e con il cuore aperto e ricolmo di amore, non di giudizio, ma soprattutto occorre avere le competenze conoscitive, scientifiche ed esperienziali per saperle riconoscere correttamente, se sbagliamo la lettura, cadiamo in errore e possiamo far male all’altra persona che crede profondamente in noi.
Allenandoci alla lettura delle emozioni, possiamo usare questa facoltà nella vita di tutti i giorni come strumento rivelatore dei sentimenti e delle emozioni non dette.
I sentimenti umani e le emozioni di solito non vengono condivisi facilmente, poche persone cercano di conoscere e chiedere esplicitamente i sentimenti di un altro, viene ritenuto indelicato nella nostra cultura, tuttavia la condivisione del nostro mondo emotivo è il nocciolo fondamentale, l’essenza di ogni relazione umana. Il fatto di voler condividere i sentimenti non necessariamente lo rende facile, anzi, più le persone ci sono intime e più è probabile che l’emozione venga mal interpretata o pregiudicata dal partner oppure può passare del tutto inosservata. Spesso sono le amiche a dirci: “Ho visto tuo figlio stanco e preoccupato cosa gli succede?” e noi possiamo stupirci di questa domanda, perché non c’eravamo accorti. Spesso proiettiamo sull’altro i nostri modi di essere, le nostre idee, i nostri modi di reagire a delle situazioni, aspettandoci dagli altri le stesse nostre reazioni, tuttavia ogni persona è un microcosmo meraviglioso ed ha i suoi pensieri, le sue credenze, i suoi modi di reagire, le sue motivazioni, magari molto diversi dalle nostre.
Ecco che diventa importante, come ci insegna la terapia della Gestalt, imparare a identificare le nostre emozioni, collocarle nel nostro corpo e imparare a comunicarle, magari senza aspettarci nulla dall’altro: in assenza di uno di questi passaggi cadiamo in errore, in interpretazioni proiettive, in fraintendimenti, in pretese assurde, che se perseguite nella relazione rischiano di farla affondare.
L’alienazione e i problemi di comunicazione sono in drammatico aumento nella nostra società, credo che uno dei principali motivi sia anche quello che non ci guardiamo più in faccia per comunicare perché prevale la comunicazione virtuale (sms, mail, social-network, chat…).
La comunicazione virtuale azzera la comunicazione inconscia del volto e pertanto gli errori interpretativi e la proiezione dei nostri sentimenti sull’altro diventano inevitabili e dannosi. A prova dell’importanza delle espressioni del volto nella comunicazione i programmatori hanno inventato gli emoticon, una ventina di faccine tipo smile, che tentano di esprimere l’emozione per chiarire la valenza emotiva della comunicazione scritta, a fronte delle migliaia espressioni e micro-espressioni facciali studiate dagli scienziati, le faccine son ben poco significative, anzi, grazie ad esse possiamo falsificare con maggior efficacia il sentimento reale che stiamo provando. Il risultato è che nella comunicazione virtuale possiamo essere degli indisturbati autentici falsi. I giovani sono coloro che soffrono di più di questo fenomeno, perché spesso privilegiano la comunicazione con i social network e qui fanno tutto: litigano, si insultano, si innamorano…poi però quando si incontrano tutto è più difficile per loro, appunto perché, sottovalutano la potenza comunicativa del corpo e soprattutto quella del volto. Gli adolescenti inoltre, è stato dimostrato dalla ricerca scientifica, non sanno ancora interpretare le emozioni espresse con il volto, spesso le confondono, se a questa momentanea inefficienza cerebrale, aggiungiamo la loro difficoltà di comunicazione vis-a-vis direi che la questione si fa seria. Credo che i ragazzi vadano incoraggiati ad incontrarsi, a parlare tra loro, ad osservare le persone, a comprendere la valenza del comportamento e della parole, a sperimentare una relazione totale tra esseri umani. Poiché alla fine, le parole sono importanti, ma quando i messaggi del corpo e della mente sono in contraddizione tra loro, occorre ricordare che il corpo, e il volto in particolare, sottendono la verità dell’anima, perché sono la parte più autentica ed istintiva del nostro essere.

 

ARTICOLO DI  Emanuela Pasin, neuropsicologa e psicoterapeuta, Vicenza
PUBBLICATO in “Passaggio in volo” Punto gestalt Pegasus n.6 luglio-dicembre 2015

BIBLIOGRAFIA

E. Crone “Nella testa degli adolescenti” 2008 Urra ed.
P. Ekman ” I volti della menzogna” 1989 Giunti ed.
F. Perls “ L’approccio della Gestalt” 1973 Astrolabio ed.
G. Gocci “ Comunicazione e Cambiamento” 2004 Goliardiche ed.
G. Gocci “ Appunti di Psicologia sociale” 2000 Guerini ed.
A. Warhol “Catalogo Mostra Milano 2014”

Dr.ssa Emanuela Pasin, neuropsicologa, psicoterapeuta ed ipnologa, lavora a Vicenza e a Verona, da molti anni nel campo della riabilitazione cognitiva e della terapia psicologica con l’adulto attraverso l’arte, le fiabe, la musica, il simbolo e la mitologia. Ha scritto due libri, uno sulle fiabe, l’altro sulla riabilitazione della malattia di Alzhemier e ha pubblicato due Cd con musiche e meditazioni terapeutiche. E’ socio fondatore dell’Associazione Atelier dell’Anima presso cui tiene i suoi corsi di formazione.

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