Mal d’Africa

Quando parti per tornare da un viaggio in Africa ti coglie una specie di tristezza nostalgica profonda, inspiegabile e sconosciuta in altri viaggi.

E’ come se l’Africa spalancasse una porta dentro di te, una botola che ti porta dritta in profondità, alle radici del nostro essere umani. Ti riconnette con quella semplicità e quell’armonia profonda col tutto, che anche noi avevamo prima dell’avvento delle culture greco, romana e cattolica, quando da nativi europei o nativi americani vivevamo in simbiosi con la natura e con i nostri simili.

In Occidente solo San Francesco d’Assisi e’ riuscito a trasmetterci la stessa purezza, con la sua capacità di vivere in relazione profonda con tutte le creature del pianeta, in una sorta di riconciliazione universale con la quale tentava di riportarci ad uno stato di innocenza originaria.

Così l’Africa con la sua natura commovente, meravigliosa, selvaggia, i suoi animali maestosi e incredibili, i suoi abitanti così semplici, sorridenti, in balia dell’Occidente e della loro stessa corruzione, come fossero anch’essi popoli dalla disarmante innocenza, portata con sublime dignità e grazia.

Ogni volta che entravamo in un villaggio in Madagascar sentivo che due mondi lontani si guardavano negli occhi, un turbine di emozioni si scatenava dentro di me e forse anche in loro. Vincevano sempre loro, come vince un uomo che si eleva nudo con la sola bellezza del suo cuore puro. Non hanno nulla di ciò che noi abbiamo eppure hanno tutto. Vivono in capanne erette su pali tenuti insieme da corde, con tetti di foglie di palma, immersi nella natura e dipendenti da essa per la maggior parte delle loro necessità vitali.

Noi invece, dall’alto nella nostra scienza, tecnologia e finanza, incapaci di porre limiti all’Ego, ai nostri interessi personali, ormai programmati per il solo fine di stare bene noi, nel qui ed ora, a discapito di tutto e tuttavia, nonostante questo grande benessere, siamo spesso infelici, ormai incapaci di sentimenti di gratitudine, di gioia, d’amore per il creato e per i doni della vita.

Loro invece ci guardano forse con un misto di curiosità, di desiderio di essere come noi, di avere i nostri cellulari, i nostri abiti, senza sapere che tutto ciò che abbiamo ci sta portando irrimediabilmente allo sfacelo umano e ambientale. Ma in loro, nei più consapevoli, ho percepito anche molto rammarico, rassegnazione e rabbia, perché infondo sanno che da secoli non smettiamo di sfruttare in vari modi, le loro terre e loro stessi, mantenendoli in uno stato di povertà e mancanza di istruzione per averne il totale controllo.

Vedere l’Africa, ci insegna forse che fare della realtà un mero oggetto di uso e dominio come facciamo tuttora, ci sta portando alla rovina. Come scrisse Papa Francesco nella sua enciclica “Laudato sii” del 2015: ” I poteri economici continuano a giustificare l’attuale sistema mondiale, in cui prevalgono una speculazione e una ricerca della rendita finanziaria che tendono ad ignorare ogni contesto e gli effetti sulla dignità umana e sull’ambiente. Così si manifesta che il degrado ambientale e il degrado umano ed etico sono intimamente connessi”.

Io credo che la cultura occidentale abbia portato a queste genti una disorganizzazione psichica e sociale profonda, l’Occidente li ha colonizzati, convertiti alla loro religione, ha portato un modo di vivere che è molto lontano dal loro modo endogeno di essere. La loro vita era invece molto in sintonia con la terra, una struttura tribale che pure poteva evolversi liberamente nel tempo a modo loro, così la loro religione animista, avrebbe dovuto essere lasciata intatta, invece è stato introdotto un sistema per loro inconciliabile col proprio e infatti in Madagascar permane un Animismo stratificato sotto il Cristianesimo. Due mondi inconciliabili perché uno è la cultura del dominio, l’altra dell’essere insieme.

Quando andiamo in Africa, io credo che i più sensibili di noi percepiscano quell’armonia originaria, quell’esperienza primordiale che anche noi vivemmo un tempo, l’antica anima che era in noi si fa attuale, ne sentiamo il canto, il richiamo, la natura africana torna a parlarci e a commuoverci, le nostre difese crollano e forse diventiamo più veri, un po’ meno egoisti, sicuramente più consapevoli del sistema opportunista in cui siamo nati. Quei bambini che spaccano pietre sotto il sole per guadagnarsi una manciata di riso, che ti salutano sorridenti quando passi nella tua jeep, che ti chiedono di comprare un magnete per il tuo lussuoso frigorifero, che loro non sanno neanche cosa sia, quelle donne che portano sul capo bacinelle di verdura e frutta, ti rimangono incise nell’anima e sai che un giorno tornerai, dovrai tornare alla casa della tua anima umana, se non in aereo, almeno nel sogno di un mondo in cui siamo una sola famiglia umana che vive e si aiuta reciprocamente, poiché quello che fai a tuo fratello lo stai facendo sempre anche a te stesso.

Scritto il 4 agosto 2026 da Emanuela Pasin rientrando a casa da Nosy-Be, Madagascar.

Dr.ssa Emanuela Pasin

Neuropsicologa e Psicoterapeuta

www.emanuelapasin.com

Tel.333.9679689

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