Viviamo dentro ad una scatola, sommersi da stimoli continui, assuefatti dalle parole, da immagini di tutti i tipi, da idee che ci bersagliano da ogni dove, suoni e rumori assordanti, nuotiamo costantemente in un mare di stimoli surreali e forzati, spinti all’estremo sensoriale.
Siamo sovraccaricati di spazzatura multimediale e reale, la triste realtà è che non possiamo più farne a meno, è la nostra quotidianità, non riusciamo a vivere senza smartphone neppure un giorno, sia per il lavoro, che per gli affetti, che per lo svago, eppure internamente così inquieti ed incerti, abbiamo sempre quella sottile sensazione che il filo che ci tiene umani e centrati si può spezzare da un momento all’altro.
Negli ultimi anni solo in Italia, la psicopatologia diagnosticata è aumentata del 30%, mentre l’uso di psicofarmaci è esploso. Giusto per dare un dato statistico: tra il 2023 e il 2024 sono state vendute in Italia 49milioni di confezioni di antidepressivi con un incremento di due milioni rispetto all’anno precedente (Fonte: Analisi di Pharma Data Factory 2024).
Siamo troppo spesso stanchi, stressati, infelici, irritati e lo sguardo sul mondo ci restituisce distruzione, sofferenza e dolore causate da un unica specie vivente, l’homo sapiens, che di saggio non ha più un granché.
La storia della nostra cultura è la storia di una progressiva separazione dalla natura. Siamo mammiferi e come tali ci siamo evoluti in natura, le nostre capacità percettive, i nostri sistemi cardio-circolatorio, motorio, nervoso, non si sono perfezionati nel cemento o nell’asfalto di una città, ma nella foresta, nella natura.
L’uomo è strutturato per vivere a stretto contatto con la Natura grazie a 300mila anni di evoluzione a stretto contatto con essa, solo da pochissimi anni siamo diventati una specie urbana (2008), i nostri nonni e nostri bisnonni, vivevano ancora in sintonia con la Natura e con i suoi ritmi. Siamo arrivati al punto di sfruttare la Natura in modo sconsiderato con un atteggiamento di prevaricazione e di dominio animati da filosofie che la considerano troppo selvaggia, pericolosa, da riordinare, da sopprimere, da colonizzare. E se fosse, come sostiene Richard Louv, che stiamo così male perché abbiamo un deficit di natura?
Eppure dentro di noi sentiamo un lontano richiamo, come ci ricorda Gary Snyder: “I nostri corpi sono ancora selvatici, il gesto involontario di girare rapidamente la testa se sentiamo un rumore forte, la vertigine di quando guardiamo un precipizio, il cuore in gola in momenti di pericolo…la sensazione che stia succedendo qualcosa” tutti abbiamo esperienza di questo.
Le profondità della nostra anima sono “selvatiche”, libere, intuitive, sono a contatto con sensazioni profonde che a volte abbiamo paura di ascoltare, ma sono lì, in attesa di esserci, di aiutarci, di proteggerci.
Oggi cercheremo di uscire da questa scatola, parola d’ordine “out the box”! Fatelo ogni volta che potete, sarà la vostra terapia rigenerante, vi permetterà di riconnettervi al genoma terrestre, all’umanità, al creato e a voi stessi dal profondo. Siete pronti?
“Immaginiamo di essere dentro ad una grande scatola di luci, discorsi, rumori assordanti, compiti da completare, ansia, paura, inadeguatezza, tristezza e confusione ci attanagliano…ti senti sopraffatto….
…ora esci dalla scatola e li fuori ti ritrovi nel Bosco, le fronde immense di alberi bellissimi si aprono sopra di te, la luce penetra dall’alto e le foglie danzano leggere mosse da una piacevole brezza, tutto all’improvviso si fa più lento, silenzioso, un silenzio senza silenzio perché senti la foglia che cade con quel caratteristico fruscio, gli uccelli si parlano gentilmente con i loro cinguettii, …stai calpestiamo la terra, i tuoi piedi fanno quell’impercettibile rumore che non sei più abituato ad ascoltare, nel bosco il silenzio si fa vitale, …
…sento che il bosco sta rigenerando tutta la mia rete di neuroni, sento che essa si connette alla rete sotterranea, alle radici, ai funghi, sento che Madre Terra mi sta restituendo la mia dignità come creatura, sento che semplicemente mi accoglie amorevolmente rispettando i miei tempi, ….mmmm….che meraviglia, non devo performare per essere accolto, basta che sia quello che sono.
Continuo camminando lentamente e mi godo ogni colore, ogni sfumatura, mi faccio cullare da ogni suono, vengo inondato dai piacevoli odori del bosco, mi posso anche sedere sulle radici di un albero appoggiare la mia schiena sul suo tronco e respirare semplicemente…riposare al sicuro.”
Questa che hai appena fatto, si chiama IFT (Immaginative forest therapy), è terapia forestale fatta con una tecnica immaginativa immersiva, che ti prenderà appena 2’30’’ di tempo, l’ho messo appunto personalmente unendo le mie competenze di ipnosi e terapia forestale, anche se non sei veramente nel bosco ricrei nel tuo cervello la scena dettagliatamente e questo permette comunque al sistema di rigenerarsi, per il nostro cervello non è molto diverso essere li veramente o immaginare di essere lì, basta che si senta immerso in quell’esperienza che richiama spontaneamente dalle memorie interne. Grazie a questa tecnica immaginativa immersiva il sistema nervoso si riassetta, si riarmonizza. Facendo questa pratica tutti i giorni puoi dare un po’ di respiro al tuo sistema nervoso, riequilibrare la psiche, cambiare un po’ alla volta la prospettiva negativa e ansiogena con cui guardi il mondo.
Un altro mondo per uscire dalla scatola è fare una “ Pausa Green”, puoi uscire di casa o dall’ufficio solo dieci minuti, e se vicino a te c’è una pianta, un albero, un mini giardino, vai li accanto, se puoi siediti sotto un albero, o stai vicino a questa pianta, in qualsiasi stagione tu ti trovi, non far niente, non devi abbracciarlo, né toccarlo, come non abbracceresti uno sconosciuto che trovi per strada, sarebbe una forzatura, rimani lì in quel silenzio che inizialmente può sembrare vuoto, inutile e noioso, invece è pregno di rinascita, senti, annusa, tocca, osserva, percepisci l’invisibile, una pianta è una creatura vivente che respira, che comunica, anche se in modo molto diverso dal tuo, rimani li un po’ e poi ringrazia e torna alle tue cose. Vai a trovare quel vivente quando puoi, quando ti senti, fa che diventi una piacevole abitudine, sostituisci la pausa della sigaretta con quella dell’albero. Se sei in ufficio e non puoi uscire, portati una mini piantina da mettere nella scrivania, gli studi dimostrano che le piante nei luoghi di lavoro migliorano il benessere, le relazioni e persino la produttività.
Quando respiro accanto ad un albero rigenero le mie radici umane, una connessione vitale, una necessità per l’essere umano. Passeggiare nel Bosco, un vero e proprio mega organismo vivente, è come ritornare a casa, è come, dopo tanto tempo passato da soli, riabbracciare un essere umano a noi caro, le nostre radici ancestrali si riconnettono, la linfa vitale torna a scorrere, siamo creature connesse, siamo tutt’uno col nostro pianeta, siamo anime in comunicazione col tutto.
In questi anni ho sentito una pregnante necessità di avvicinarmi sempre di più a luoghi naturali, di permanerci, di viverli, all’inizio era solo per uscire dalla scatola che percepivo opprimente, poi ho cominciato a sentire un sottile richiamo, un dialogo ancestrale impercettibile, quasi la possibilità di confidarsi e di ricevere conforto e di dare amore e meraviglia ma senza parole, ne discorsi, né pensiero, una relazione sana, bella, silenziosa, fatta solo di sentimenti, sensazioni, senza senso, senza particolari significati, come quella che sentivo da piccola accanto al nonno, lui affilava silenzioso la falce e io gli sedevo accanto, sentivo la sua presenza, l’amore che provava per me ero avvolta dalla sua aurea di pace, di affetto, a me non serviva altro, una presenza totale, immensa.
Ogni essere umano può sperimentare una relazione affettiva così, in cui sentire la presenza dell’altro, una vibrazione che accoglie, che ama senza aspettative, senza eccessi, quella è la matrice anche della nostra natura. Questa forma di relazione rispettosa la ritrovo in natura.
Inizialmente stare sotto un albero era una piacevole sensazione, ora è diventata una relazione più raffinata, vedo i minuscoli dettagli, i cambiamenti incredibili che si manifestano nello stesso luogo, gli impercettibili movimenti della pianta, i suoi germogli, sento i discorsi degli uccellini che lo abitano…e chissà cosa mi aspetta in futuro.
E’ un’immersione in un mondo in cui nulla è perfetto, tutto è in mutamento, nessuno ti giudica, non ti senti inadeguato o in ritardo, neppure in ansia rispetto a ciò che dovresti fare e non fai, nel bosco puoi non fare nulla, nessuno ne rimarrà deluso, quello che vorrei passare è che nel bosco o in qualsiasi altro luogo naturale abbastanza incontaminato dall’uomo ci riassettiamo in un equilibrio naturale scevro dalle sovrastrutture del pensiero umano, sperimentiamo un amore totale ed incondizionato, è come fare una super terapia che ci immerge in un liquido che ci riassetta completamente, ci toglie i condizionamenti di millenni di cultura, di storia, i condizionamenti dello spirito di questo tempo, ci purifica fino all’osso e per un po’ stai bene.
Lo so, non possiamo vivere sempre nel bosco, prima o poi dobbiamo rientrare nella nostra scatola, ma credetemi che non sarà più come prima, la natura sta lavorando in noi più di quanto crediamo, vi chiamerà più spesso, vi sentirete guidati con dolcezza, se non trovate il tempo, ci sarà qualcosa che ve lo farà trovare, se siamo sorti da questo pianeta come da una madre, se siamo connessi cuore a cuore a lei, perché non dovrebbe sorvegliarci e amarci?
Scritto da Emanuela Pasin il 1’ novembre 2025, Verona.
UN REGALO PER TE: Richiedimi la registrazione con la mia voce della visualizzazione guidata “I.F.T.” contenuta in questo testo mandandomi un messaggio su whatsapp al numero 333.9679689.
BIBLIOGRAFIA
“Outdoor education, pedagogia della selva e del selvatico” R. Cataldo 2025 TerraNuova ed.
“Self-Love come imparare a volersi bene” E. Pasin 2017 Capitanart
“La terapia segreta degli alberi” M. Mencagli, M. Nieri 2020 Pickwick
“shinrin yoku, immergersi nei boschi” Qihg Li 2018 Bur ed.