Emicrania e l’impero della mente

Ogni attacco di emicrania nasconde interessanti significati emotivi inconsci. E’ molto utile comprendere i meccanismi che sottendono il dolore emicranico e trovare soluzioni diverse da quelle che si attivano in automatico. Ciò significa, non solo guarire, ma anche evolvere a livello di coscienza, andare oltre a determinati blocchi che abbiamo posto inconsciamente a noi stessi.

L’emicrania diventa un interessante interlocutore che ci supplica, con un linguaggio molto forte, come quello del dolore, di occuparci di qualcosa della nostra vita, di comprendere i nostri bisogni inconsci finora ignorati, perché l’organismo è in grave sovraccarico emotivo.

Ogni attacco emicranico ha un valore tattico per l’organismo e agisce in modo completamente inconscio: a volte ha significato recuperativo, come nelle emicranie del week-end, dove il soggetto è costretto a fermarsi grazie al sintomo, altrimenti non staccherebbe mai la testa dal lavoro, altre volte regressivo, quando la psiche ha bisogno di conforto che non trova nella realtà intorno, altre volte l’emicrania assume un significato aggressivo o autopunitivo nei propri confronti e molti altri significati personali, che come dice Oliver Sacks, sarebbe riduttivo categorizzarli nello stereotipo della “personalità emicranica”.

Esistono molte tipologie di Emicrania a seconda del meccanismo usato dall’organismo per drenare emozioni o evitare situazioni pesanti o spiacevoli a cui non riusciamo a sottrarci, ogni persona istaura un suo particolare meccanismo di difesa attraverso l’emicrania.

Possiamo fare una generale distinzione tra emicranie circostanziali ed emicranie abituali.

Le emicranie circostanziali si auto-generano in particolari situazioni di stress, perché la persona ha assoluto bisogno di evitare una spiacevole situazione, per far un esempio, questa tipologia è frequente nei bambini quando si trovano in ambiente scolastico che non riescono a reggere per diverse ragioni. Occorre comprendere qual è la loro difficoltà a scuola e aiutarli a superarla. Ma non è raro trovarle anche nell’adulto, quando vive in ambienti lavorativi malsani che lo stressano.

 Le emicranie abituali invece sono quelle che si sviluppano abitualmente con una certa regolarità, che può essere settimanale, giornaliera, o periodica, sono sicuramente quelle più debilitanti perché sottendono di solito un meccanismo maggiormente radicato nella personalità dell’individuo. Per esempio il caso dell’emicrania mensile da ciclo mestruale: la donna scarica tutta la tensione nervosa che accumula durante tutto il mese, nel breve periodo mestruale che dura qualche giorno, l’attacco di emicrania ha una funzione drenante, la fa rallentare e riposare, anche se non sempre se lo permette, aumentando così l’intensità del dolore. Si tratta pertanto di una tipologia recuperativa dietro alla quale possono mascherarsi anche difficoltà a riconoscere il bisogno di aiuto, il bisogno di affetto da parte del partner, il bisogno di scaricare una certa quota di rabbia accumulata, o liberarsi dal senso di colpa o altri mille motivi, che ovviamente sono squisitamente individuali e rimangono sotto la soglia della coscienza. E questo è solo un esempio, ne potrei citare moltissimi, uno per ogni paziente emicranico.

Come tutte le patologie psicosomatiche anche l’emicrania va letta in modo simbolico e non a caso prende la zona della testa della persona. È una patologia tipica in persone che pensano molto, abituate a reprimere le emozioni fin dall’infanzia, sono persone di buon senso, razionali, concrete, di solito molto accorte, sagge e posate, amano esprimersi in un modo controllato e accurato. Gli emicranici danno tuttavia poco valore al corpo, non in senso della cura estetica, anzi in questo spesso sono molto attenti, ma alle sensazioni, al linguaggio sensoriale del corpo, tutto il loro vissuto corporeo è scotomizzato, talvolta faticano a distinguere e a riconoscere le sfumature emotive e le sensazioni psicofisiche, è come avessero instaurato “l’impero della testa”, dove il corpo deve solo ubbidire e zittirsi. È proprio a causa di questo meccanismo dispotico, che la testa va in esubero e manda segnali forti per cercare di riequilibrare il sistema.

Inoltre l’emicrania può rimpiazzare completamente una struttura nevrotica, costruendo un’alternativa alla disperazione e ai palliativi delle proprie nevrosi, essa cioè evita la nevrosi ma la sostituisce con il dolore. È questo il caso di persone che soffrono di emicrania per tutta la vita e appaiono persone molto efficaci, controllate, gentili e raffinate, si adeguano ad un modello appresso e non esprimono veramente sé stesse come sono, in termini Junghiani, diciamo che non hanno ancora fatto i conti con il loro lato d’ombra. In questi casi togliere il dolore farebbe emergere i sintomi nevrotici, di ansia, depressione, irritabilità o altro, che il paziente non saprebbe come gestire, almeno inizialmente, abituato com’è da molti anni, ad avere una corazza e a reprimere molta parte delle emozioni reali. Eppure l’espressione dei propri moti d’animo, la comunicazione delle proprie sensazioni, bisogni, pensieri, opinioni, è in questo caso, la via per la guarigione e per la salvezza della propria anima. Poiché infine siamo venuti al mondo per esprimere ciò che veramente siamo, manifestare la nostra anima, non per rientrare in un modello preconfezionato dentro al quale siamo prigionieri fin dall’infanzia, o che noi stessi ci siamo imposti di seguire, per non riprodurre gli errori affettivi dei nostri genitori.

Molti pazienti emicranici cercano solo il farmaco o il trattamento medico che faccia scomparire d’incanto il dolore, ma limitandosi a ciò, tardano sempre più la riorganizzazione della struttura psichica e delle loro credenze, che di fatto è alla base poi di una guarigione duratura. Anche nei processi di cura, l’emicranico, si affida all’impero della mente razionale e insiste nel relegare ad essa anche la via della salvezza, evitando tuttavia di guardare a tutto il resto: il corpo e l’anima, che sono di fatto le due dimensioni che hanno veramente bisogno di essere prese in cura, di essere viste, di essere riconosciute nel loro valore, almeno tanto quanto la mente e forse di più.

Nella cura dell’emicrania in Psicoterapia avviene innanzitutto la lettura del sintomo nel suo significato, sia attraverso l’analisi della sintomatologia inserita nelle abitudini e nelle modalità di vita del paziente, sia anche a livello profondo. L’analisi del profondo, che avviene invece attraverso alcune sedute di ipnosi, permette di far emergere i meccanismi subconsci che mantengono la patologia e, sempre in ipnosi, si delineano delle nuove soluzioni o delle inedite reazioni della persona alla situazione critica; cosicché lo stesso subconscio del paziente crea delle alternative al sintomo.

Quando il paziente arriva alla consapevolezza del meccanismo che mantiene l’emicrania, è più facile iniziare a cambiarlo naturalmente, spesso si rende anche conto che questo messaggio del corpo lo invita ad attuare dei cambiamenti che non avrebbe mai fatto con la volontà, ma che sono essenziali per la sua evoluzione personale e per il suo benessere.

Un ultimo aspetto che, nella mia pratica clinica, ho osservato nel paziente emicranico, è che la testa è “il terminal” di tutte le sue tensioni emozionali, lì nel capo, si ferma tutto e l’accumulo fa male, proprio perché non esiste ancora nella persona una dimensione transpersonale, che connetta, per così dire, la testa al cielo. Magari sono persone anche religiose ma non spirituali, essendo molto mentali, concrete e pratiche, non si connettono veramente ad una dimensione trascendente e rimangono intrappolate su un livello sostanzialmente materiale. Ecco perché il recupero di una dimensione spirituale è fondamentale per eliminare completamente l’emicrania, perché finalmente la psiche si connette all’Anima mundi e l’energia fluisce in un tutt’uno con quella dell’Universo, l’immaginazione si riattiva, lo spazio della mente si estende all’infinito, così che essa non sia più un mero contenitore di tensioni e di preoccupazioni, ma diventi uno spazio eternamente infinito in cui tutto si trasforma in luce.

Scritto da Emanuela Pasin a Verona il 23 settembre 2021

(Si prega di citare la fonte qualora si riproducesse l’articolo o parti di esso)

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Bibliografia

Oliver Sacks “Emicrania” Adelphi ed. 1992

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